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Sprint finale per il wi-fi libero in Italia?

Come spesso accade, da un estremo all’altro.

Si parla di abolire totalmente l’art.7 del c.d. “decreto Pisanu” (più esattamente, il decreto legge del 27 luglio 2005, n. 144, denominato “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”:

Articolo 7 – Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e internet

1. A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2010, chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore. La licenza non e’ richiesta nel caso di sola installazione di telefoni pubblici a pagamento, abilitati esclusivamente alla telefonia vocale.

2. Per coloro che già esercitano le attività di cui al comma 1, la licenza deve essere richiesta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

3. La licenza si intende rilasciata trascorsi sessanta giorni dall’inoltro della domanda. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni dei capi III e IV del titolo I e del capo II del titolo III del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonchè le disposizioni vigenti in materia di sorvegliabilità dei locali adibiti a pubblici esercizi. Restano ferme le disposizioni di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, nonche’ le attribuzioni degli enti locali in materia.

4. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle comunicazioni e con il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, da adottarsi entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1 è tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell’utente e per l’archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 122 e dal comma 3 dell’articolo 123 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonchè le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

5. Fatte salve le modalità di accesso ai dati previste dal codice di procedura penale e dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 il controllo sull’osservanza del decreto di cui al comma 4 e l’accesso ai relativi dati sono effettuati dall’organo del Ministero dell’interno preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni.

Fermo restando che sicuramente alcuni adempimenti meramente burocratici siano da eliminare (vedi licenza al questore, ecc.) non vedo per quale motivo debba essere eliminato l’obbligo di identificazione (che dovrebbe, anzi, essere rafforzato, non diminuito come a volte nella pratica ho avuto occasione di verificare).

Ora, a mio modestissimo parere, il quarto comma, ovvero quello che – in connessione con il decreto interministeriale applicativo della “legge” – determina le modalità di riconoscimento delle persone che utilizzino il c.d. “wifi”, non dovrebbe essere abrogato o, comunque, dovrebbe rimanere nella sostanza.

Questo perché una cosa è abolire le revivescenza di un vecchio modo di pensare italiano, ovvero la sottoposizione ad una preventiva autorizzazione, tipica degli ordinamenti c.d. “di polizia”, mentre ben altra cosa è comprendere che con tutto quello che si può commettere via internet, si possa pensare ad una completa e totale (ed aggiungo totalmente irrazionale) possibilità di connettersi senza dover nemmeno lontanamente preoccuparsi di poter essere identificato.

Anche se volessimo tirare in ballo la “famosa” privacy, si correrebbe seriamente il rischio di buttare via il bambino unitamente all’acqua sporca…infatti una cosa è affermare che determinati dati non possano essere utilizzati se non per determinati scopi (che, poi, è in sostanza quello che recita il D.Lgs. n.196/2003) e ben altra cosa è affermare “…siccome potrebbe essere ipoteticamente violata la “privacy”, allora è meglio non raccogliere alcuna informazione…

Forse alcuni dimenticano che esiste l’art.8 del D.Lgs n.231/2001, secondo il quale determinati reati compiuti senza che venga individuato chi effettivamente abbia compiuto il “misfatto”, poi rendono potenzialmente colpevole il soggetto giuridico che risulta aver compiuto il fatto stesso?

E che esiste il concorso di persone nel reato? (art.110 c.p.)

Poche chiacchiere, i danni si possono fare ed anche consistenti, questo non vuol dire né affossare le T.L.C. né tantomeno, però, dare la “licenza di delinquere”…

Personalmente, se fossi – per esempio – il gestore di un albergo, volendo fornire della connettività gratis ai miei ospiti, prima di tutto farei in modo di separare totalmente la “mia” rete, ovvero quella con la quale opero, da quella sulla quale “navighino” gli utenti. Questo almeno per poter dimostrare di non avere responsabilità.

E poi…non so quanti documenti farei sottoscrivere….alla faccia della semplicità. :-)