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Sesso virtuale a pagamento: è prostituzione

Prima di tutto: di cosa si parla?

Leggiamo i capi di imputazione e poi cerchiamo di capire come procede il ragionamento della Corte di Cassazione:

….per il reato di cui agli artt 110 c. p. n. 3 e 8 e 4 n. 7 L. 75/58, per avere il primo quale gestore di fatto del locale denominato (…), la seconda quale segretaria del circolo omonimo, il terzo quale addetto alla sicurezza, favorito e sfruttato la prostituzione esercitata nel locale medesimo da numerose spogliarelliste e ballerine, anche extracomunitarie….

Allora, l’articolo 110 del codice penale regola il concorso di persone nel reato, ed i numeri 3 e 4 della legge n.75/58 sono quelli della “famosa” e cosiddetta Legge Merlin, ovvero quella che abolì le case di appuntamento; vediamo ora cosa è emerso dagli atti processuali:

…. Dalle risultanze processuali emerge che nel locale (…) si svolgeva attività ricreativa e che la villa veniva utilizzata per scambio di coppie o per spettacoli di streap tease, lap dance, table dance e porno show (attività penalmente irrilevanti)….

Secondo la difesa degli imputati neppure le testimonianze avrebbero avuto rilevanza, in quanto o riferivano cose non percepite direttamente, o erano contraddittorie o, infine, erano irrilevanti. Continua la difesa:

… Quanto all’album fotografico, una sola su 21 foto è astrattamente rilevante (ritrae un uomo con i pantaloni abbassati ed il pene scoperto). Ma anche tale foto non costituisce la prova che vi sia stato un accordo mercenario. Non vi è stato alcun sequestro di fazzolettini o di profilattici usati, per cui è affidato al giudizio dell’ufficiale di p.g. operante la presenza di sperma negli stessi. I compensi delle ballerine per ogni notte di lavoro erano consistenti, per cui non vi era alcuna necessità che esse si prostituissero. Il sequestro delle somme di denaro non ha alcun significato ed è del tutto neutro…

Vediamo ora cosa dice la sentenza:

3.2.1) 1 giudici di merito hanno dato atto che nel locale (…) oltre alle attività penalmente irrilevanti cui si fa riferimento nei ricorsi della (…) e dello (…) (spettacoli di streap tease, lap dance, table dance e porno schow), veniva esercita la prostituzione nei cosiddetti privès.

Il Tribunale […omissis…] aveva ritenuto accertato che:

a) il cliente, pagando la somma di centomila lire, poteva appartarsi con una ragazza , la quale offriva uno spettacolo privato fatto di spogliarello e strusciamenti;

b) pagando somme maggiori, il cliente poteva ottenere veri e propri rapporti sessuali non solo la maggior durata dello spogliarello.

I giudici di merito hanno fondato il loro convincimento innanzitutto sulle testimonianze degli ispettori di p.s., i quali avevano operato a lungo sotto copertura, per accertare le attività che si svolgevano nel locale (…) e che avevano poi effettuato la irruzione del 29 maggio 1999.

Gli ispettori avevano quindi riferito quanto da essi constatato direttamente, sia nella pregressa attività di osservazione che al momento della irruzione. In particolare l’ispettore (…) aveva riferito di essere entrato come cliente in un privè e che la ragazza, toccandolo e cercando di spogliarlo, gli aveva fatto capire che avrebbe potuto ottenere un rapporto sessuale completo. (pag.3 sent.Trib.).

La conferma dell’attività di prostituzione che si svolgeva nei privès proveniva da alcune delle entreneuses e porno dive che lavoravano nel locale le quali riferivano che le ragazze, oltre agli spogliarelli, pratcavano, a richiesta, anche prestazioni sessuali, trattenendo a metà degli importi pagati dal cliente (l’altra metà andava al gestore).

Ulteriore conferma proveniva da uno dei clienti, il quale affermava che nei privès, al prezzo maggiorato di lire 200.000, era possibile avere… […omissis…]

Prosegue poi la Cassazione:

Correttamente [si è] ritenuto che nella nozione di prostituzione debba farsi rientrare qualsivoglia attività sessuale posta in essere dietro corrispettivo di denaro, anche se priva del contatto fisico tra prostituta e cliente, i quali possono trovarsi addirittura in luogo diverso. Unica condizione è la possibilità, per il secondo, di interagire sulle attività compiute dalla prima”.

E difatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, con la possibilità di richiedere il compimento di atti sessuali determinati, assume il valore di atto di prostituzione e configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento creando i necessari collegamenti via internet o ne abbiano tratto guadagno, atteso che è irrilevante il fatto che chi si prostituisce ed il fruitore della prestazione si trovino in luoghi diversi in quanto il collegamento in videoconferenza consente all’utente di interagire con chi si prostituisce in modo tale da poter richiedere a questi il compimento di atti sessuali determinati che vengono immediatamente percepiti da chi ordina la prestazione sessuale a pagamento” (Cass. pen. Sez.3 n. 25464 del 22.4.2004). E’ stato inoltre ritenuto che “Integra il delitto di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione la condotta diretta a favorire e sfruttare prestazioni che oggettivamente siano tali da stimolare l’istinto sessuale (fattispecie relativa alla gestione di un club dove ballerine svolgevano attività di” lap dance’ consistente nel ballare denudate davanti a clienti che potevano in luogo appartato accarezzarle su fianchi, braccia e gambe in cambio di denaro) cfr.Cass.pen. sez.3 n.13039 del 1.2.2.2003).

Più avanti la Corte si sofferma sul perché abbia considerato come corresponsabili tutti i soggetti imputati:

[…omissis…] La prova della consapevole attività di partecipazione da parte della (…) all’attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione veniva desunta dalle deposizioni del (…) e della (…), da cui risultava che la predetta al pari del marito riscuoteva i proventi dell’attività illecita, annotandoli in blok notes,teneva la contabilità. Tali dichiarazioni testimoniali erano, inoltre, riscontrate dal rinvenimento e sequestro “dei predetti blok notes in mano a costei unitamente a consistenti somme di denaro.”

Infine dalle testimonianze degli (…) (…) emergeva, senza ombra di dubbio, che il (…) era addetto alla sicurezza ed ai privès (era stato visto anche prendere soldi e portarli allo (…) pag. 4 sent.Trib. e 13 sent. app.) e quindi forniva un contributo causale alla condotta di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Una piccola notazione: occorre tener presente che la Corte di Cassazione non può sindacare le scelte operate dai tribunali e dalle Corti d’Appello quando queste siano logiche; in pratica giudica solamente se il ragionamento logico – giuridico sia corretto, non se la scelta operata sia giusta o meno.

In molti casi ovviamente questi aspetti coincidono, ma bisogna ricordare che tutto il sistema giustizia ed in particolare i processi, di qualunque genere, sono sistemi complessi, che hanno le loro regole, e che quindi se queste regole non vengono comprese appieno oppure, peggio, vengono spiegate in maniera distorta o scorretta, una decisione, del tutto logica e precisa, può sembrare completamente illogica e “fuori dal mondo”.